Immanenza e divino, la “concretezza nell’astratto” di Benedetto Spadaro

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Nel pieno della crisi dell’identità europea contemporanea, la ricerca del senso attraverso l’arte nell’opera dell'artista siciliano

28 dicembre 2015 | di | Arte - Attualità - Cultura

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Tumultuosità ed esplosività, misticismo, realismo e sensorialità, per un’opera al contempo astratta, ma non idealista, la cui morfologia non convenzionale rinvia a un senso di libertà inteso come non-finitezza/in-finitezza, quindi, apertura, potenzialità. Così “concretezza nell’astratto”, nella rappresentazione di Benedetto Spadaro, non è un ossimoro o una contraddizione in termini, ma una sintesi possibile.

Benedetto Spadaro, artista siciliano, nativo di Monterosso Almo, in Provincia di Ragusa; uno dei borghi più belli d’Italia che annovera, come lo stesso artista fa notare, ben 7 chiese per 3.500 abitanti. Classe 1952, di formazione giuridica e diplomato in teologia, Spadaro ha esercitato sino a poco tempo fa la professione di ispettore apicale all’interno dell’Inps. Dipinge da 18 anni, quando per caso, acquisisce la consapevolezza della propria attitudine per l’arte figurativa, dipingendo su una grande tavola la sua prima opera: “alba o tramonto” (cfr. immagine).

20L’incontro con l’affermato artista siciliano Francesco Giombarresi (noto come il “Pittore contadino”, conosciuto e apprezzato da Pablo Picasso) sarà, come ci racconta l’artista, «la scintilla che accenderà in me l’amore per l’arte».

Si rivela forse valida e operativa, per questa esperienza personale, la teoria antropologica di derivazione francese, c.d. “des climats” – la cui paternità è universalmente riconosciuta al filosofo e giurista Montesquieu – secondo la quale la conformazione dell’ambiente circostante, e in questo caso, elementi quali la bellezza, il misticismo, la genuinità e al contempo la tumultuosità del paesaggio siculo, può influenzare sostanzialmente la natura dell’essere umano e della configurazione soggettiva del reale. Perché tutti questi elementi si riflettono, in un armonico compendio, nell’opera dell’artista.

Uno stile molto più “realista” che “surrealista”, come la sola analogia “per immagini” potrebbe indurre a ritenere.  Se il presupposto del surrealismo è infatti il  superamento della realtà, da rilevare come, invece, Spadaro non ne travalichi i confini, ma al contrario, rimanga all’interno degli stessi, immergendosi piuttosto nella profondità del reale, pienamente consapevole della complessità dell’esistente e della crisi profonda dell’identità comune europea e contemporanea; è all’interno del reale, dunque, che l’artista sperimenta la propria attitudine verso la ricerca del vero e la progressiva e ardua attività di definizione dell’arcano, nel tentativo di decifrare e dare un significato coerente al “mistero dell’esistenza”. Un’opera appassionata e appassionante, dunque, non pura applicazione e sperimentazione tecnica, ma un immenso universo da scoprire, attraverso il vettore delle opere dell’artista. “La creazione dell’universo” è forse l’opera che maggiormente rappresenta questa concezione dell’esistenza: la fusione di colori avviene attraverso con uno speciale proiettore a led. «Quest’opera», racconta Spadaro, «è stata per me la somma di due grandi emozioni: una per i colori che emergono dal nulla e che lasciano intravedere la materia che comincia a prendere forma anche se in maniera disordinata; l’altra perché è stato il quadro dove per la prima volta ho sperimentato la fusione di colori, che è una mia invenzione e che stupisce lo spettatore perché rende possibile la trasformazione del quadro in tanti altri quadri diversi».

2015-01-29-13.58.46-1-654x1030Le opere di Spadaro sono paragonabili, per la loro potenzialità comunicativa, per le loro origini e finalità, a dei “tappeti volanti”, dei non-convenzionali mezzi di trasporto, con destinazione, l’Ignoto: ciò che è, ma che non si rivela; ciò di cui abbiamo certezza, ma che non conosciamo.

Coerentemente alla polisimbolicità e complessità della concezione del mondo di questo artista, le tecniche della rappresentazione sono le più varie. Dalla tintura a olio su tela,  alla sperimentazione di tecniche innovative di rappresentazione, anche attraverso il ricorso ad installazioni luminose e  materiali destinati allo scarto, nell’intento di «tentare di trasformare ciò che è brutto in bellezza assoluta e questo non solamente per quanto riguarda le cose materiali ma anche per quanto riguarda i rapporti tra gli uomini». L’arte per Spadaro è, come egli stesso afferma «espressione di una bellezza che ci fa riscoprire il nostro desiderio più profondo che è la felicità. In un simile percorso», continua Spadaro, «gli ostacoli non mancano in quanto molti si sono rassegnati al brutto e quindi preferiscono sguazzarci dentro più comodamente possibile, ostacolando coloro che tendono alla bellezza in tutti i modi. Ciò accade perché li considerano dei nemici dello status quo dentro al quale si sono rassegnanti ed anche accomodati».

La ricerca della felicità quale elemento teleologico dell’esistenza, presente nell’opera di Spadaro, ha quale logico presupposto una concezione pessimistica (ma non perciò passivamente rassegnata), della realtà, unita a un desiderio di cambiamento, allo scatenamento e allo sprigionamento delle energie positive e della sacralità insita nell’immanente, attitudini che tendono a rimanere allo stato latente o dormiente, perché oppresse e compresse dalle circostanze esterne. Ma non soltanto. L’interpretazione della storia contemporanea è un tema ricorrente nell’opera, con tutta l’angoscia e l’inquietudine ad essa connesse, sensazioni che appartengono al comune sentire dell’uomo del terzo millennio, e che l’artista non si esime dal rappresentare condividendone il pathos. Marcatura dei colori e decisionismo delle segnature sono evidenti in alcune composizioni, così come il gioco di contrasti cromatici ed i tratti netti del pennello sulle tele. Sintomi di uno stato mentale caratterizzato da sana rabbiosità, intesa non come desiderio di distruzione, ma al contrario, come espressione di una critica passionale, emotiva e profondamente sentita, costruttiva e funzionale a una rivoluzione necessaria.

Arte, dunque, come reazione e ripudio per l’autoreferenzialità, per il pensiero pensato, per la tacita e inconsapevole accettazione di una realtà statica propinata dalla  massificazione e dalle dinamiche del commercio e dei mercati finanziari, per l’appiattimento dell’essere all’istantaneità del momento, che attanaglia l’epoca contemporanea.

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Passaggio ad un’altra dimensione, 2003

Da rilevare anche l’interessante gioco prospettico: quello applicato però, non alle composizioni artistiche, ma alla concezione dell’esistenza. Così afferma Spadaro, «nella dimensione dell’essere tutto converge nell’eternità. Nella dimensione dell’avere tutto converge nella corruzione».  Pensieri che ispirano l’operaPassaggio ad un’altra dimensione (cfr. a destra)

Le stesse scelte cromatiche ricorrenti («nell’ordine tutte le variazioni del colore blu, e  in sequenza il rosso il giallo ed il verde», come ci spiega lo stesso autore), corrispondono ad una complessa rappresentazione dell’anima. Alcune opere sono denominate “I Colori dell’anima” e rinviano o si ispirano alla teoria del colore di Kandinsky (ma anche alle tinte dell’espressionismo astratto di Mark Rothko) secondo cui, come spiega Spadaro, «l’autore attua una rivoluzione nel mondo dell’arte affermando che i colori, al di là della loro forma, toccano le corde del nostro animo facendolo vibrare di emozioni, allo stesso modo di come i martelletti di un pianoforte battendo sulle corde creano un’armonia».

Alla domanda: «per te, l’arte è un mezzo di comunicazione di tipo esclusivo o inclusivo?», Spadaro risponde: «l’arte è  senz’altro un tipo di comunicazione inclusivo in quanto include chi osserva le opere d’arte nell’emozione dell’artista che l’ha realizzata».

Arte figurativa e rappresentazione, come “amore per la conoscenza”, filosofia (φιλοσοφία) dell’esistere, disvelamento, rivelazione: ἀλήθεια del mondo di ieri, di oggi e di domani.

 

Francesca Agostino

Immagini fornite dall’artista

 


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