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Il Dadaismo e i tempi moderni, la guerra delle armi e quella delle idee

Nel mondo si combattono due tipi di guerre: quelle con le armi e quelle con le idee, le prime sono cruente e stupide ed hanno conseguenze disastrose, le seconde sono incruente e si giocano sui giudizi della nostra intelligenza e provocano un confronto fra idee opposte che non può non giovare alla ricerca di verità,  di cui ognuno di noi sente il bisogno.

La considerazione appena fatta è stata stimolata nella mia mente da un interessantissimo  documentario presentato su rai 5 canale 23 dal titolo “Lo spirito del dadaismo”  attraverso il quale ho riscoperto il significato e l’attualità di questo straordinario movimento artistico culturale nato essenzialmente come reazione culturale e pacifica alla prima guerra mondiale (la grande guerra del 15 /18) che distrusse la vita di una generazione di giovani,  molti dei quali perirono a causa della guerra.

Premetto che non sono stato, per mia natura, mai incline ad idee anarchiche e antisistema come quelle che sono espresse nella cultura e nell’arte dal Dadaismo, che fino ad oggi avevo considerato con una connotazione interessante ma negativa,  ciò nonostante dopo la visione del suddetto documentario ho fatto la seguente considerazione:

Qualunque ordine stabilito dagli uomini non importa che sia di carattere politico, filosofico, artistico, religioso o di altra natura è fallimentare se non riesce ad impedire una catastrofe mondiale come la prima guerra mondiale. In fondo lo spirito del Dadaismo contro tutto e tutti  non era altro che una protesta totale contro l’ipocrisia e la menzogna che alberga in ogni costruzione umana.

A questo punto mi sento di trarre, da quanto detto, una conclusione ovvia ed è la seguente: anzicchè sprecare energie e combattere nascosti dietro sigle varie, partiti, religioni, associazioni facciamoci cercatori di verità e denunciatori di menzogne, con cuore semplice, al di là di ogni pregiudizio.

I Dadaisti, a modo loro, esagerando, in fondo, ci hanno lasciato questo importante messaggio.

Benedetto Spadaro

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Il Mistero dell’Essere cap. XVII “Peccato e pentimento di Davide

Voglio pubblicare il XVII capitolo del mio libro ” Il mistero dell’Essere”.

Chi fosse interessato può acquistare  l’intera opera al costo di euro 3,50 in formato e elettronico seguendo le indicazioni presenti sulla home page di questo sito.

Buona lettura

                                                cap. XVII “Peccato e pentimento di davide” (sam. 12,1) 
Signore mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli disse: “Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite venuto da lui”. Allora l’ira di Davide si scatenò contro quell’uomo e disse a Natan: “Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà”. Allora Natan disse a Davide: “Quell’uomo sei tu! Così dice il Signore, Dio D’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ti ho messo fra le braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e se questo fosse stato troppo poco vi avrei aggiunto anche dell’altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria L’Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Ittita. Così dice il Signore: “Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura della tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto che si unirà a loro alla luce di questo sole; poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”. Allora Davide disse a Natan: “Ho peccato contro il Signore! ”. Natan rispose a Davide:”Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai. Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore (l’insulto sia sui suoi nemici), il figlio che ti è nato dovrà morire”. Natan tornò a casa sua.
                                                                                  commento
La storia del popolo d’Israele è giunta in quella fase in cui Dio finalmente adempie le promesse fatte ai patriarchi dei quali il popolo d’Israele è la discendenza, designando il più grande dei loro re in Davide, valoroso guerriero e grande re, il quale guida il popolo ebreo di vittoria in vittoria alla conquista della terra promessa dove scorre latte e miele. Vi chiederete senz’altro: “Come è possibile che un uomo così grande e valoroso come re Davide possa essersi macchiato di un peccato tanto grave come quello di commettere adulterio con Betsabea moglie di Uria L’ Hittita, uno dei suoi più valorosi soldati e come se non bastasse, di mandare lo stesso incontro a morte sicura esponendolo in prima fila in battaglia per nascondere il suo peccato?” Eppure Davide nonostante il gravissimo peccato commesso rimane un grande uomo nonché uno splendido esempio di re. Vi chiederete ancora: “Si può essere grandi quando si è commesso un peccato come quello di Davide, che solo a sentirlo raccontare, invoca una giustizia pronta e spietata per la sua stessa gravità secondo il giudizio pronunciato dallo stesso?” Provo a rispondervi con un si e la risposta è giustificata da quella stupenda ammissione che Davide fa, allorché il profeta Natan gli rivela che quell’uomo contro il quale egli aveva emesso un giudizio di morte dicendo: ”Per la vita del Signore chi ha fatto questo merita la morte”, è lui stesso. Re Davide non ha cercato scuse, come probabilmente avremmo fatto noi dicendo che magari la colpa era di Betsabea che ci aveva indotti a peccare facendo il bagno nuda in giardino, ma ha ammesso la sua colpa in maniera assoluta senza cercare di giustificarla con quella degli altri. “Quell’uomo sei tu”. Sono queste le parole che Dio stesso ci dirà allorché nel giudizio finale ci chiederà conto di tutte le volte che abbiamo giudicato il nostro prossimo molto più severamente di quanto abbiamo giudicato noi stessi. Ci dirà anche: “Quell’uomo che tu hai giudicato e che avresti voluto uccidere tanto lo ritenevi ingiusto, ebbene quell’uomo sei tu: Cristo ci dice nei vangeli:
“Con lo stesso giudizio con cui hai giudicato gli altri sarai giudicato”.
E San Paolo nelle sue lettere:
“O uomo non ti accorgi che giudicando gli altri condanni te stesso?”
Il Mistero che ci ha originati rivelandosi a noi è stato chiarissimo su questo punto, assicurandoci che il giudizio finale a cui dovremo sottostare alla fine della nostra esistenza terrena, sarà costituito dai nostri stessi giudizi espressi nei confronti del nostro prossimo nel corso della della nostra vita, in situazioni analoghe a quelle a cui dovremo rispondere nel giudizio finale. Quindi l’uomo per salvarsi e rendersi così degno di entrare in comunione di vita eterna con il suo Creatore, ha due possibilità: • La prima consiste nel non commettere mai peccato e giudicare severamente gli altri. • La seconda consiste nel peccare ma al tempo stesso nell’essere capace di perdonare i peccati degli altri, cosciente del fatto che, perdonando gli altri, non fa altro che perdonare se stesso.
Premesso quindi che la prima possibilità non è realizzabile, in quanto tutti gli uomini anche i più grandi come Davide, almeno una volta nella vita peccano gravemente, non rimane che la seconda. Ma alla seconda possibilità si accede dopo la presa di coscienza che rende grande l’uomo e lo fa crescere, da quel poter dire consapevolmente:
“Ho peccato contro il Signore”.
La grandezza di Davide è salva nel momento in cui egli, pronunciando questa frase, ammette la sua colpa senza preamboli o inutili scuse ma in maniera assoluta. La grandezza dell’essere è tutta qui: nella coscienza di peccare continuamente contro quell’Amore che lo ha chiamato ad esistere e che lo avvolge passo dopo passo in tutta la sua esistenza, nella coscienza di essere incapace di ricambiare adeguatamente un amore così grande. Coscienza questa che porta l’essere a mendicare, oltre al resto, anche la capacità di amare per poter corrispondere almeno in parte ad un amore così grande, nella coscienza che tutto, anche la capacità di amare proviene dalla sua Origine. Costruire al contrario la propria vita giudicando gli altri, prima di avere severamente giudicato se stessi allontana da quell’amore

perché chiude l’essere entro i suoi limiti, anziché aprirlo alla grandezza di Dio. Il motivo di questo allontanarsi è semplice, finché non si abbandona la propria misura nel valutare tutte le situazioni Dio non ci può far partecipe della sua. Perdonare significa in fondo rimettere tutto ad una giustizia più grande, nella consapevolezza che da quella giustizia abbiamo anche noi molto da farci perdonare, che saremo perdonati solo se a nostra volta sapremo perdonare e che quindi perdonando gli altri facciamo anche e sopratutto i nostri interessi. A questo punto preciso che perdonare non significa astenersi dal giudicare il bene e il male che avviene intorno a noi, anzi bisogna sempre avere chiaro il limite del perdono e della carità che dobbiamo usare verso il nostro prossimo, ebbene questo limite è la verità stessa che non può essere annullata da quell’amore e da quel perdono che essa stessa ci comanda. Di conseguenza, perdono e carità dovranno essere offerti nella verità della circostanza stessa che li provoca e non secondo un nostro personale concetto di amore e di perdono ma nella stessa maniera in cui il Cristo ci insegna ad amare e a perdonare. In altri termini il perdono, perché possa rimettere in moto il rapporto affettivo con la persona a cui viene offerto, deve passare attraverso l’ammissione della colpa da parte di chi l’ha commessa in quanto il perdono non può annullare quella verità di cui è parte. Nel caso manchi questa ammissione, il perdono si traduce in chi lo offre in uno stato d’attesa e di disponibilità che consente al soggetto in colpa di rendersi conto del male fatto. L’ammissione della colpa potrà anche essere sollecitata tramite una richiesta di chiarimento da parte di chi vuol perdonare. Del resto, se le cose non stessero così come intendono alcuni, anche Dio potrebbe benissimo perdonarci tutte le colpe senza mai giudicarci. Egli invece, ci perdona non perché intende far venire meno la giustizia, ma unicamente per offrirci la possibilità di amare anche dopo il peccato, ciò che avremmo dovuto amare prima di peccare. Il perdono di Dio quindi, è strumentale alla nostra crescita nella verità e proprio per questo ha due limiti inderogabili: • che non può essere un perdono che che neghi la verità stessa. • che coincide con la morte fisica dell’essere.
Anche il nostro perdono quindi, non dovrà avere il carattere di una mera rinuncia a controbattere il male (che anzi in questo caso potrebbe trattarsi di vigliaccheria travestita da perdono) ma avrà unicamente lo scopo di offrire a coloro che perdoniamo, quella stessa possibilità che Dio dà a ciascuno di noi perdonandoci. Ma Dio non ci perdona prima che ci siamo pentiti, ed abbiamo ammesso la nostre colpe; anche se riamane sempre in attesa della nostra sincera richiesta di perdono. Chi ha capito veramente cosa significa perdonare sa che il perdono lungi dal produrre atteggiamenti passivi, come purtroppo accade quando viene inteso male, produce nell’essere una intensa attività che va dalla preghiera a Dio, perché faccia ravvedere l’offensore, allo sprigionarsi della sua intelligenza e creatività nel creare azioni efficaci ed incidenti tali da portare il soggetto che ha offeso ad una sincera ammissione della sua colpa, più che nei suoi confronti, nei confronti del principio che lo ha originato, come fece Davide dicendo: “Ho peccato contro il Signore”. Senza contare, che l’autentico perdono degli altri passa anche attraverso il perdono di se stessi, dei propri limiti e delle proprie grettezze, perché chi non è capace di perdonare se stesso a maggior ragione non può essere capace di perdonare gli altri. Accettare il proprio essere nella verità dei suoi limiti e delle sue colpe, significa capire i limiti e le colpe degli altri ed essere capaci di perdono gratuito e vero. Un altro punto mi sembra opportuno chiarire, quello della morte del figlio di Davide. Qualcuno certamente si sarà scandalizzato, leggendo alla fine il testo biblico riportato che il figlio di Davide dovrà morire a causa del peccato del padre, come in effetti avviene. Ma perché scandalizzarsi di un mistero di cui l’uomo è parte, invece di cercare di capirlo? Se il creatore ha stabilito che fra le sue creature ci fosse una solidarietà nel male è perché la stessa solidarietà c’è anche anche nel bene. Se ha stabilito che il male dei padri ricada sui figli, come in effetti è stato da sempre ed è ancora oggi, perché inorridiamo? Certamente per cercare di sfuggire ad una buona parte della responsabilità legata al nostro essere. Non sappiamo forse che non è mai servito a nulla cercare scuse o negare l’evidenza, ma invece è necessario assumersi interamente la propria responsabilità e fare quello che va fatto, per evitare non soltanto a noi ma anche ai nostri figli che dipendono da noi grossi guai? In fondo a ben pensarci, Dio ci ha tanto resi simili a se da far dipendere i nostri figli in gran parte da noi, allo stesso modo in cui noi dipendiamo in tutto da Lui. In altri termini ci ha resi creatori, anche se indiretti, di nuove vite facendoci sperimentare cosa significa generare un essere simile a noi dipendente, almeno all’inizio, in tutto da noi al punto che possiamo anche sopprimerlo, come del resto anche la legge scandalosamente ci consente non condannando l’aborto, proprio per renderci più chiaro il nostro rapporto con Lui. Di conseguenza, Dio rende la nostra soggettività misteriosamente partecipe del suo stesso potere di creare. Come non vedere in tutto questo un immenso amore del Creatore per le sue creature? Se poi questo potere datoci per amore (lo stesso che Davide esercitava su un intero popolo) noi lo usiamo per uccidere o per far del male perché ci scandalizziamo di Dio e non di noi stessi quando subiamo le terribili conseguenze del nostro operato? Forse ci scandalizzeremmo di chi, avendoci dato generosamente una forte somma, si trovasse poi a dover constatare che con quella somma abbiamo compratola droga per noi e per i nostri amici, anziché spenderla in maniera costruttiva ed utile? Chi avrebbe il coraggio di dire che il male di avere qualche drogato in più sia stato causato dal quel gesto di generosità che comunque ha consentito il fatto, piuttosto che dalla stoltezza di coloro che erano stati beneficati? Se non arriviamo a questa conclusione, è perché abbiamo imboccato quella brutta strada che ci porta a dire che la colpa è sempre di qualcun altro e mai nostra, non rendendoci conto che questo equivale alla rinuncia della nostra soggettività. Ma se ci reputiamo solo degli oggetti nelle mani di cose più grandi di noi perché ci lamentiamo borbottando contro Dio e contro gli uomini, assumendo così all’improvviso una capacità di giudizio che implica quella soggettività a cui, in altra occasione, abbiamo rinunciato? Vogliamo dunque alternarci nel ruolo di soggetti o di oggetti a seconda di ciò che ci risulta più comodo. Di certo è proprio così, e se siamo giunti a tanto la “colpa” è unicamente di Chi ci ha elevati ad una dignità che non meritavamo e ci ha amati di un amore di cui non eravamo degni.
Ma che volete farci, l’amore è quella forza misteriosa che fa accadere le cose più strane come quella di far salire Dio sulla croce riducendo l’Onnipotenza alla più assoluta impotenza e come consente a noi di perderci molte volte dietro falsi dei, consente a Dio di perdersi dietro la sua creatura fino a dare la vita per salvarla e fa si che egli ami anche chi non meriterebbe di essere amato. Siamo dunque ad immagine e somiglianza di Dio anche in questo perderci in amori che ci fanno molto soffrire senza darci nulla in cambio, infatti cosa potremmo sperare di dare noi a Dio che Egli non possieda già. Ma mentre il “perdersi” di Dio è per noi fonte di vita, il nostro perderci dietro falsi dei è per noi e per i nostri figlisolo fonte di morte.

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Il tempo lo spazio e l’eternità (parte terza)

La percezione che passato, presente e futuro siano in qualche modo presenti contemporaneamente nella nostra realtà umana perchè, in quanto esseri immortali, almeno per quel che riguarda lo spirito, facciamo già parte della dimensione dell’eternità dove tutto è presente, è  un pensiero che da qualche tempo fa capolino nella mia mente.

Infatti,  come potrebbero spiegarsi altrimenti  fenomeni come i sogni le premonizioni o i ricordi che riusciamo a rievocare perfettamente solo che rimaniamo concentrati su di essi.

Del resto da un punto di vista strettamente scientifico  dopo Einstein e le sue due teorie sulla relatività, dove il tempo viene concepito come entità variabile del cosmo, sia  in relazione all’osservatore che osserva gli eventi, sia in relazione alla velocità a cui lo stesso viaggia, si è ormai giunti alla conclusione che siano  possibili viaggi nel tempo e che sia solo questione di aspettare il tempo necessario a sviluppare la tecnologia necessaria per poterli effettuare.

Anche da un punto di vista religioso, c’è da dire che i vangeli parlano dell’esistenza del futuro già nel presente attraverso Gesù che predicendo a Pietro che poche ore dopo lo avrebbe rinnegato ben tre volte e che una volta ravvedutosi gli avrebbe reso testimonianza fino a dare la vita con il martirio avvenuto in Roma.

Quindi ciò significa che, per noi credenti, non è affatto una novità che il futuro già esista e che seppur eccezionalmente, ci sia concessa la possibilità di conoscerlo.

Ma allora c’è da dire: ” se il futuro già esiste e non possiamo cambiarlo perchè ci affanniamo tanto come se dipendesse da noi?

Quanto asserito non è forse la prova che attualmente l’unico impedimento ai viaggi nel tempo è il nostro corpo mortale e che quando un giorno ci saremo liberati da esso, con la nostra morte fisica, il nostro spirito immortale  sarà proiettato nella dimensione dell’eternità, dove  le dimensioni temporale e spaziale non avranno più senso perchè tutto è presente. Tutto ciò viene magistralmente rappresentato cinematograficamente nel film  di Christofher NolanInterstellar ” allorquando il protagonista entra con la sua astronave nel buco nero dove scopre che al suo interno sono presenti contemporaneamente  il suo passato, il suo presente e il suo futuro ?

Benedetto Spadaro

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L’esternalizzazione delle colpe

Una delle cose che vanno molto di moda nella moderna civiltà è l’esternalizzazione delle colpe dalla propria soggettività. Infatti è  comune l’abitudine a lamentarsi dicendo che la colpa, quando le cose vanno male,  è sempre di qualcun altro,  senza porsi il problema se c’è una parte di colpa che è anche nostra.

Questo puntare il dito sugli altri e mai su noi stessi  provoca una situazione di stallo, nel senso che ci sentiamo appagati nella comune lamentela senza fare nulla per cambiare veramente le cose e sopratutto per cambiare noi stessi, che è la cosa che sta, più  di tutto il resto, alla nostra portata e che potrebbe migliorare di molto la situazione.

In pratica sprechiamo le nostre preziose energie in un piangersi addosso lementandosi degli altri, anzichè impiegarle molto più profiquamente cercando in noi delle possibili evoluzioni e cambiamenti che possano migliorare oggettivamente la situazione.

Vi assicuro che questo è un errore fatale, che fa si che la nostra vita, non solo non si evolva in meglio, ma  diventi  triste impotente.  Invece se ci pensiamo bene e ci abituiamo a condividere le colpe di tutto il male che accade, senza cadere nell’eccesso opposto, esagerando con i sensi di colpa, facilmente scopriamo che possiamo fare anche noi qualcosa per migliorare la situazione senza aspettare che  la facciano gli altri per primi.

Come diceva il Mahatma Gandhi: “Cominciamo noi ad essere il mondo che vorremmo” rendendoci finalmente conto che esternalizzare le colpe ci rende sterili, invece condividerle nella giusta misura ci  rende propositivi e provoca un nostro miglioramento.

Benedetto Spadaro

Orizzonte degli eventi

Il tempo lo spazio e l’eternità

Einstein1921_by_F_Schmutzer_4BohrLa teoria della relatività di Albert Einstein e la teoria quantistica di Bohr hanno definitivamente messo in crisi i concetti di tempo e di spazio consolidatisi per centinaia di anni; essi infatti venivano visti come entità stabili attraverso le quali possiamo percepire la realtà. Einstein e Bohr in maniera scientifica e sperimentale, che non lascia scampo a dubbi, hanno clamorosamente smentito tutto ciò. La famosa formula dell’equivalenza fra la massa e l’energia ci conduce ad una dimensione dove il tempo si può fermare completamente, perché viaggiando alla velocità della luce non possiamo essere raggiunti da nessun segnale luminoso e nessun cambiamento può quindi avvenire, di conseguenza il tempo si ferma e non trascorre più.

Inoltre la moderna teoria quantistica di Bohr ci da la prova sperimentale del fatto che, due fotoni emessi dall’eccitazione di due elettroni, appartenenti allo stesso nucleo, si influenzano a vicenda a qualsiasi distanza si trovano – se uno cambia di segno, cambia di segno anche l’altro – anche se dovessero trovarsi in parti opposte dell’universo. Questo fenomeno inspiegabile ci dimostra che c’è un modo di comunicare, sicuramente più veloce della velocità della luce,  di cui non abbiamo altro che prove sperimentali riguardo alla sua esistenza, ma di cui non riusciamo a capire assolutamente niente, riguardo a come possa verificarsi.

Mi sono chiesto cosa significhi per noi uomini tutto questo, che implicazioni ha sulla nostra quotidianità, dove le velocità sono talmente basse e le dimensioni talmente grandi  che le teorie della relatività e della quantistica hanno sulla realtà in cui viviamo effetti irrisori e/o irrilevanti,  quindi non percepibili ad occhio nudo.

La risposta che mi sono dato mi ha fatto capire che, per noi che non siamo scienziati, gli effetti della relatività e della quantistica non sono percepibili nell’ordine fisico delle cose, ma solo nell’ordine mentale e spirituale perché ci danno delle risposte su un tema che per anni ha diviso gli uomini: fra coloro che credono nell’aldilà e coloro che sono attaccati solo a ciò che vedono.

Infatti con la suddette teorie è come se si fosse creato un ponte fra il mondo materiale e quello spirituale, fra il mondo visibile e quello invisibile, fra la dimensione temporale e quella eterna,  dove non ha senso parlare di tempo e di spazio.

Provo a spiegarvi il perché :

Cosa può significare che, alla velocità della luce la massa si trasforma in energia, e che due fotoni si influenzano istantaneamente anche trovandosi distanti miliardi di anni luce? Non può significare altro se non che esiste un’altra dimensione dove, ciò che è materiale si trasforma in spirituale, dove ciò che è visibile (la massa) si trasforma in ciò che è invisibile (l’energia), dove ciò che è nel tempo si proietta nell’eternità, dove non esistono tempo e spazio ma tutto è presente?

Del resto già Sant’Agostino (350 D.C.) nel suo libro più famoso, “Le Confessioni”, affermava che il tempo, altro non è se non una parentesi nell’eternità.

Benedetto Spadaro

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Il Mistero dell’Essere

 Amici che mi seguite, sono lieto di annunciarvi che è possibile scaricare on line al costo di euro 3,50 l’edizione completa del mio libro “il Mistero dell’Essere” pag. 93 sia in lingua inglese che in lingua  italiana. Una volta acquistato il libro vi verranno inviate due mail: una per la ricevuta di pagamento ed una con allegato il formato e-book scaricabile del “Mistero dell’essere”(controllare anche fra le spam). Nel libro, che  è stato già in parte pubblicato su questo sito e ha ricevuto decine di migliaia di commenti positivi, troverete anche la mirabile recensione del mio grande amico Prof. Luciano Pranzetti, noto scrittore e critico letterario, che voglio ringraziare perchè con la sua recensione ha aggiunto un capolavoro al mio capolavoro. Nell’ultima pagina è riportato anche il cliccatissimo articolo “Lo spazio, il tempo e l’eternità”.

A seguire trovate la recenzione del libro del Prof. Pranzetti.

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Ogni giorno della nostra vita è un dono sempre nuovo della tua grazia

“Ogni giorno della nostra vita, è un dono sempre nuovo della tua grazia, nell’attesa che si compia la beata speranza” Questa frase, che fa parte della liturgia della messa dei cattolici e che è ad essi familiare, l’avevo sentita e ripetuta inconsapevolmente centinaia di volte senza curarmene, eppure ricordo perfettamente il giorno, l’ora ed il preciso momento, di circa 30 anni fa, in cui  la stessa mi ha provocato una profonda emozione perchè mi si è rivelata nel suo intrinseco significato.

Come è possibile che ad un tratto, senza un apparente motivo, una frase che conosciamo benissimo assuma un significato completamente nuovo che non potevamo neppure immaginare un momento prima?

Secondo me si tratta di un miracolo.

Non è forse un miracolo arrivare a concepire la vita come un dono e non solo la vita ma anche ogni singolo giorno, ogni singolo momento, comunque vadano le cose?

Ma non basta, questo dono è sempre nuovo perchè si rinnova continuamente e ci trasforma rendendoci sempre più consapevoli di chi siamo e di dove stiamo andando.

Ma non basta, questo dono ci porta la pace di chi sa che tutto va dove deve andare e di chi capisce che tutto è come deve essere,  per il semplice motivo che esiste Colui che guida tutta la storia degli uomini, di cui siamo parte, verso il suo immancabile compimento.

Ma non basta, questo dono  ci da la certezza che il male ed il peccato degli uomini non hanno consistenza ontologica, ma sono originati dalla rivolta dell’uomo contro l’amore di Dio e, proprio per questo, possono influire solo sulla parte temporale della nostra esistenza perchè dopo saranno distrutti e rimarranno solo il bene e l’amore.

In quel momento, in cui la frase citata mi si è rivelata nel suo vero significato, queste cose erano presenti e preponderanti nella mia coscienza in maniera assoluta e posso dire che lo sono ancora adesso. Posso affermare anche che quello che sono diventato oggi, dipende in parte gran parte da qual momento di grazia.

Benedetto Spadaro

P.S. Ho cercato di riprodurre in senso artistico la novità di ogni istante con le foto dell’opera in evidenza sopra l’articolo. Opera in cui lo stesso quadro si trasforma e si rinnova perchè illuminato da una luce diversa.

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Poesia per un bimbo

Poesia scritta in occasione del Santo Natale 1983 contemplando mia figlia Paola nata da pochi mesi. 

                                              Chi è un bimbo

Un bimbo è l’amore che nasce in te quando la mattina svegliandoti incontri il suo sorriso.

Un bimbo è chi è felice solo perchè gli sei accanto.

Un bimbo è chi ti ama solo perchè ti conosce.

Un bimbo è  la certezza che, anche senza di te, tutto continuerà.

Un bimbo è l’immagine e la somiglianza di Dio più pura che si possa osservare.

Un bimbo è l’esempio di perfetto abbandono e di dipendenza totale da uno più grande.

Un bimbo è la sintesi di tutto il compimento che l’uomo cerca nella sua vita e che lui già possiede inconsapevolmente

Un bimbo è tutto ciò che vorresti diventare senza mai riuscirvi.

Un bimbo è qualcuno per cui daresti volentieri la vita.

Un bimbo è quanto di meglio sei stato anche tu prima di diventare grande.

Un bimbo è l’Onnipotente che viene fra gli uomini.

Un bimbo è chi vorrei diventare.

Benedetto Spadaro

 

Passaggio di dimensione

Passaggio ad altra dimensione

L'auto dell'artista con i visitatori dell'evento di Cerveteri 2015/16

L’auto dell’artista con i visitatori dell’evento di Cerveteri 2015/16

Guardandomi intorno vedo tanta gente che mi ignora e che si ignora reciprocamente; è come se ciascuno di noi vivesse in una dimensione diversa.
Ed allora cosa fare per vincere la tristezza ed il senso di solitudine che ci assale da questa constatazione?
Bisogna entrare in una dimensione unica e condivisa, dove ci possiamo tutti incontrare e beneficare a vicenda del nostro essere.

Sappiamo bene tutti che questa dimensione è l’Amore, ma sappiamo anche, che non c’è vero Amore senza Verità e Giustizia ed allora ……..

“Armiamoci e partite” ?  per citare ironicamente una frase di un film del grande Totò; no davvero.

Ma “Armiamoci e partiamo”; ma di cosa ci dobbiamo armare? Prima di tutto della nostra libertà in modo da usarla per eliminare dal nostro essere le menzogne e le ingiustizie e poi di tanta pazienza (anche verso di noi stessi) perchè questa opera di pulizia dura tutta la vita ed anche perchè i frutti di una tale opera si vedono molto tempo dopo che la si inizia.

Benedetto Spadaro